EVENTI DI BANZESI

 

Vito Carcuro non è più fra noi!

Mio cugino, figlio dello zio Rocco, era nato il 22 agosto 1942 e, per una male implacabile, è prematuramente scomparso a Banzi oggi 3 settembre 2008 a 66 anni appena compiuti.
E' con profonda costernazione che ho appreso la notizia di questo altro triste e doloroso evento, che va ad aggiungersi ad altri lutti appena sofferti quest'anno.
Alla moglie ed ai figli Rocco, Giovanna, Sandra e Stefania, alla sorella Anna ed ai fratelli Domenico e Giuseppe esprimo la mia vicinanza d'affetto in questo momento di dolore immenso.

__________________________________________________________________

Mercoledì 3 settembre 2008, 20:01
Da: "Federica Simoncini" <simoncinifederica@yahoo.it>
Desidero esprimere le mie sentite condoglianze, e vicinanza.
Federica Simoncini
__________________________________________________________________

Giovedì 4 settembre 2008, 13:04
Da "anna rita gioioso" <ritagar2005@yahoo.it>
Mi associo al dolore per la scomparsa del caro Vito.
Anna
__________________________________________________________________

Venerdì 5 settembre 2008, 01:20 
Da: "ericoelpery" <ericoelpery@yahoo.com.ar>
mis mas sentido pesame, ante la perdida e vito, y elevo una plegaria
para el descnso de su alma. 
erico carcuro guglielmone


E COSI' FU, MICHELE RIGATO, ORA PER DAVVERO!

"E così fu", era la dichiarazione di realizzata profezia con la quale Michele Rigato amava concludere i numerosi racconti della sua vita, narrati nel suo libro biografico, che proprio da essa ha mutuato il titolo.

Quell'espressione, con immensa tristezza, la prendo a prestito ora io, per comunicare che, da stamattina 4 agosto 2008, "e così fu" anche lo stesso scrittore Michele Rigato, che, nato a Banzi il 1° ottobre 1912, lascia questo mondo terreno, facendo da Bologna la sua dipartita senza più ritorno, all'età di 95 anni.

Non posso non associarmi a condividere con i figli Maria, Rosanna, Vito e Franco (spero di non averne dimenticato nessuno) e tutta la schiera di nipoti (quelli in linea retta) questo momento di grandissimo dolore, di immensa tristezza per il vuoto che lascia nel loro animo, nei loro cuori.

Io, per essere stato battezzato da Michele Rigato, ne ero semplicemente - come si dice - suo figlioccio, ma dal mio padrino ho ricevuto tanto affetto sincero: bastava semplicemente fargli una telefonata e sentivo subito quanto, dall'ansia della sua voce, dal tono con cui pronunciava le parole usate per conversare con me, ne trasmettesse, al punto da farmi sentire quasi come un altro suo figlio.

Di tanto affetto, ed anche bontà, non solo la sua stretta famiglia, ma chissà in quanti altri, ne abbiamo avuto profuso in abbondanza e, proprio per questo, ora, come succede quando un grande fiume rimane secco, od un albero secolare si abbatte al suolo, rimarremo assetati, ci sentiremo come uccelli che hanno perso il loro nido sicuro.

Ha dovuto ancora combattere strenuamente Michele, paradossalmente contro sé stesso, per vincere quest'ultima battaglia: il suo corpo infatti, quasi fosse un sadico fuhrer tedesco, volevo tenere ancora prigioniero il suo spirito, farlo soffrire, come se non avesse ancora assolto ai suoi doveri in novantacinque anni di vita, onorato tutti i suoi impegni. Ma, anche questa volta, il fiero suo spirito, infine, ha sopraffatto il suo nemico, vincendo l'ennesima, ultima battaglia, che gli consente di far ritorno ... alla sua patria celeste.

Io non ho molta fede e non sono convinto, pertanto, che ci sia il paradiso, ma non mi nego assolutamente la speranza che possa esserci un'altra specie di mondo, possibilmente migliore di questo, dove si possa transitare, incontrare anche le persone care che ci lasciarono una volta sulla Terra e quelle che ci raggiungeranno dopo.

Allora, desidero sperare per il mio compare Michele che possa in questo nuovo mondo incontrare ancora la sua dolcissima consorte Antonietta e le tante altre persone con cui si è voluto bene, amato e rispettato, non ultimo tra loro mio padre Lorenzo Carcuro, che - se non fosse vana la mia speranza - sono sicuro starebbe lì trepido ad aspettarlo, 

 

tenendo un posto vicino a sé occupato

per riservarlo al compare Michele Rigato

 

Amen!


 

                                                                                           Pizz balli e batterie

                                                                                           pizz e balli hanno sparato

                                                                                           s' nè sciut 
                                                                                                              Michele Rigato

 

... egli ha desiderato congedarsi così


All'età di 85 anni, si è spento a Busto Arsizio il 20 febbraio 2006 Antonio Carcuro.
Per tanti anni egli aveva abitato a Varese. 
Non lontano dalla mia abitazione, capitava spesso di incontrarlo - soprattutto mia moglie che lo vedeva e serviva al supermercato Standa - manifestandosi egli sempre persona molto cortese, ed anche affabile, compatibilmente con il suo essere discreto e riservato.
Non di rado arrivavano a casa mia telefonate di persone che cercavano il "professor" Carcuro, ed a casa sua talvolta telefonate di chi invece cercava il "segretario" Carcuro.
Una sera di qualche anno fa mi giunse una telefonata molto particolare, di un reduce dalla guerra in Russia che cercava commosso il suo ex compagno Antonio. 
Fui costretto a deluderlo nel fargli sapere che non ero io l'Antonio che cercava, ma che avrei potuto però dargli la giusta indicazione per rintracciarlo. Così, mi affannai prima di tutto per scoprire io dove fosse finito don Antonio; poi, scopertolo a Busto Arsizio, gli telefonai comunicandogli del desiderio che aveva quel suo compagno di sentirlo. Avutone il consenso, telefonai ancora a quello sconosciuto per dargli il numero di telefono del suo compagno di guerra. Immaginate quanta emozione possano aver provato nel sentirsi dopo chissà quanti anni!

Ho provato oggi anch'io emozione, ma triste, ad apprendere da "La Prealpina" della scomparsa del mio omonimo lontano parente di Banzi (Francesco Carcuro è il nostro capostipite comune) soprattutto perché immagino che questo evento accadrà domani anche a me in questa terra d'esilio - non saprei dire quanto volontario e quanto coatto - nel cui cielo, uditi appena da indaffarati sconosciuti, si disperderanno inutilmente i rintocchi delle campane annuncianti lo spegnersi della mia esistenza.
Negli anni '60 c'era un tale che in piazza a Banzi faceva una specie di gioco a premi estraendo dei bigliettini con su scritti nomi di città come Rho, Magenta, Legnano, Gallarate, Busto Arsizio ... che strano nome quest'ultimo pensavo tra di me, e chissà dove si trova!
Adesso c'è un motivo in più per saperlo: perché nel suo cimitero riposa da oggi don Antonio Carcuro di Banzi.


Festa dei cinquantenni a Banzi il 12 agosto 2004


Giorni di grande tristezza a Banzi per la prematura scomparsa di Vito De Bonis - 39 anni - avvenuta il 13 giugno, e di Vito Simini - 45 anni - avvenuta il 21 dello stesso mese.
Condividiamo da Varese il dolore per questi gravi lutti che hanno colpito le famiglie, sentendoci loro molto vicini.

Nicola Vertone fa i baffi a Giuseppe Garzillo diventando il nuovo Sindaco di Banzi.


"Premio Basilicata" a Chieri (TO)  il 17 aprile 2004

Tiziana Gilardi,  III A, e la sua professoressa Vilma Banchero della Scuola Media "Quarini"  scoprono il poeta lucano Antonio Carcuro e partecipano al concorso presentando un tema su di lui.


Michele Rigato, originario di Banzi, ha publicato all'età di 91 anni, il libro delle sue memorie dal titolo "E così fu".  Sabato 8 novembre 2003, alle ore 17, ne avverrà la presentazione ufficiale a Bologna presso il Centro Sociale di Croce Coperta sito in via Papini n. 28.
Michele Rigato è il mio padrino di battesimo e, oltre alla poesia già dedicatagli, gli ho dedicato anche una mia personale recensione al suo libro.


Michele Riccardi, originario di Banzi, residente a Domodossola da tanti anni, è spirato improvvisamente il 5 agosto scorso all'età di quasi 94 anni. I banzesi di una certa età lo ricorderanno sicuramente per aver fornito a tanti di loro i mattoni per le loro case, prodotti nella sua fornacia verso le fontanelle. Chi, come me, ha avuto la fortuna di conoscerlo da vicino, lo ricorderà anche per la sua bonomia e generosità. Merita un doveroso ricordo ed un omaggio questo banzese che, pur non potendo essere annoverato tra i personaggi illustri quanto a studi, ha tuttavia, più di altri, fattivamente contribuito alla crescita del paese.


Vitantonio Tito, il camposantaro, ha voluto sottrarsi al compito di custodire il cimitero di Banzi e tutta la "comunità" che vi abita.
Nel mese di marzo scorso, mentre ritornavo a piedi dal cimitero, dove avevo portato delle rose a mia madre, l'avevo incontrato nella sua uno blu, si era fermato, mi aveva salutato sorridendo cordialmente, quasi a volersi giustificare del fatto che si fosse allontanato dal cimitero, lasciandolo temporaneamente incustodito: chi l'avrebbe detto che quel saluto sarebbe stato l'ultimo!
Ma adesso egli forse continua a svolgere ancora tale compito senza soluzione di continuità, 24 ore su 24 al giorno: lo può fare anche nell'aldilà.
Ciao Vitantonio, la prossima volta che verrò a Banzi non mancherò di venirti a fare un saluto, cordiale come quello che mi facesti tu, di cui ne conserverò il ricordo.

TORNA ALL'HOME PAGE